Osteopatia Biodinamica e Tridimensionale | Il trattamento biodinamico tridimensionale nel neonato: parte 2
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Il trattamento biodinamico tridimensionale nel neonato: parte 2

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Il trattamento biodinamico tridimensionale nel neonato: parte 2

Nel neonato la materia è in secondo luogo (nell’adulto si parte spesso nella materia, qui no) perché si sta ancora formando e la densità delle ossa non è ancora completa. Il corpo del neonato è per la maggior parte liquido, fluido, quindi l’operatore può prendere più facilmente le due linee senza neanche osservarle (perché sono ancora in formazione) e portarlo al cospetto della linea mediana principale bioelettrica: si solleva il corpo del bimbo verso la linea mediana anteriore (che è quella che porta i messaggi della salute) lasciando che si sgrovigli da solo.

Il benessere del neonato grazie all’osteopatia

Nel canale del parto la linea mediana è stata compressa come una molla e dopo la nascita deve restituire questa potenza, ma se questo non avviene completamente il trattamento biodinamico tridimensionale nel neonato aiuterà a ritrovare l’allineamento.

La mamma può favorire questo processo tenendo il bimbo a testa in giù prendendolo per il bacino oppure appoggiandolo a testa in giù sulla propria pancia formando un piano inclinato, per sgravarlo dalla forza di gravità.

La linea mediana posteriore

Con l’adulto è più difficile fare tali manovre, allora si può agire sulla linea mediana posteriore, andando a districarne i rimasugli di compressione, offrendo l’opportunità al fluido che ci passa dentro di fare il lavoro di allungamento e allargamento di tutta questa linea.

Così facendo diamo l’opportunità anche alle meningi di essere maggiormente irrorate e allentate. Le meningi sono un materiale duro, ma sono sacchi e ci sono degli spazi tra una e l’altra (virtuali o meno), ecco perché possiamo entrare e dare spazio, dare malleabilità, mobilità, maggiore possibilità di accompagnare il sistema nervoso nel suo movimento di funzionalità, cioè di risposta perfetta alla respirazione primaria. Il sistema nervoso si deve sollevare, andare verso l’alto, e arrotolarsi con fulcro il suo punto di origine che è la lamina terminale, davanti all’ecnoide.

Il sistema nervoso deve essere accompagnato, sorretto e facilitato in questo suo ritorno all’origine nel momento dell’espansione e poi risvolgimento da capo come un rotolo che si riallunga di nuovo verso la coda.

L’importanza dell’apertura degli spazi

Le meningi (come il fluido e come tutta la parte ossea) devono essere a favore di questo movimento e quindi la principale occupazione dell’operatore è quella di garantire al paziente che tutto sia di aiuto nella funzionalità del sistema nervoso centrale e tutto il suo “circondario”. Quindi il movimento delle ossa e del bacino in generale e di tutta la catena che va su fino al cranio deve essere facilitante, aperto. Tutti gli spazi devono essere al massimo perché il sistema nervoso e il resto del corpo funzionino bene.

Nel momento della formazione del feto il cervello e il cuore sono all’inizio un unico organo, poi il cuore si allontana. Di tutto questo complesso fa quindi parte anche il cuore, che deve essere lasciato libero di spaziare nei suoi movimenti e nella sua mobilità tanto quanto il sistema nervoso per garantire e proteggere la vita.

Un ciclo che si ripete

La strada che l’embrione ha percorso prima della nascita è la stessa che si riproduce ad ogni respiro: flessione e poi iperestensione che restringe. Prima l’arrotolamento e il rigonfiamento e poi  la fase anabolica di riappropriazione della linea centrale in estensione.

Tutto quanto avviene sempre in un metabolismo con le due fasi: catabolica e anabolica.

FASE CATABOLICA – si distanziano le cellule, come se ci fosse disgregazione della materia, espressione dell’energia e produzione di energia. Avviene così un’espansione totale riproponendo lo schema di movimento embrionario. Nella fase catabolica c’è presenza di calore.

FASE ANABOLICA – si riproduce il restringimento e il riallineamento spazio-temporale sulla linea mediana, con riproduzione di materia, rimodellamento e assorbimento dell’energia. La fase anabolica è fredda.

FASE CATABOLICA FINALE – Dopo l’allargamento completo dell’uovo in tutte le sue direzioni a partire dalla linea mediana, l’operatore attenderà un’ultima fase catabolica espansa al massimo per decretare la fine del trattamento. Il trattamento continua poi grazie all’opera delle forze vitali che lavorano per la ricerca continua dell’allineamento.

Un equilibrio costante

Alla fine del trattamento l’operatore dovrà controllare che le due forze vitali siano equilibrate: sia la salita che la distribuzione dei fluidi. I vestiboli dovranno tutti essere allineati per impedire risvolti sgradevoli dell’intervento come destabilizzazione dell’equilibrio e sbandamenti. Dovrà essere garantita la fluttuazione centrale che percorre tutto il corpo e che deve avere un flusso ascendente destra e sinistra pienamente presente.