Osteopatia Biodinamica e Tridimensionale | STRUTTURA E FUNZIONE con le Leggi del Respiro Primario del Soffio di Vita che ha dettato la FORMA
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STRUTTURA E FUNZIONE con le Leggi del Respiro Primario del Soffio di Vita che ha dettato la FORMA

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STRUTTURA E FUNZIONE con le Leggi del Respiro Primario del Soffio di Vita che ha dettato la FORMA

Ciascuno di noi nasce mediante una certa rotazione e a partire da una particola­re posizione che non è affatto uguale per tutti. La compressione che riceve il feto al momento di uscire e la predisposizione lungo il canale che nel frattempo si è creata, “accomodano” il passaggio e lo accompagnano attraverso tutta una serie di “spremiture”. Queste sono consentite dalla malleabilità di tutte le strutture ancora non finite e formate nè totalmente densificate. Questo avviene soprattutto a carico del cranio le cui ossa sono ancora molli e si possono sovrapporre e spostare.

Lo schema di nascita

Lo “schema di nascita” rimane come impronta di un primo “movimento di sgan­cio” da una situazione compressa oramai non più sostenibile. Come tale se ne fisserà la memoria in parte in quanto difficoltà, ma da un altro lato in quanto su­peramento e riuscita che dà come risultato la salvaguardia della sopravvivenza. Dunque questo è uno schema “sacro”. Addirittura il corpo ci si affeziona e, talvol­ta, appena può, ci si riposiziona per lo più nel sonno; oppure viene utilizzata dai nuotatori durante le virate o da un bambino quando si rigira nel letto.

Traumi e impasse

Quando si riceve un nuovo trauma questo viene sovrapposto a tutta la precedente “storia” dell’individuo, che parte non solo dallo schema di nascita, ma ancor pri­ma, ovvero dagli “impasse” che si possono instaurare già durante il percorso em­briologico di crescita e sviluppo. Quest’ultimo, essendo molto veloce e complesso può lasciarsi dietro strascichi di qualche lieve differenziazione la quale nel tempo può rendersi sempre più evidente. Per far capire questo passaggio utilizzo spesso il paragone dell’informazione che giungendo dal satellite arriva sullo schermo de­formata e alterata come un puzzle non compiuto.

Il ruolo dell’osteopata: ripristinare i disordini locali

L’osteopata deve essere in grado di selezionare/discriminare le disfunzioni/disci­nesie/insufficienze di mobilità o di motilità e comprenderne l’origine. In seguito, deve scegliere l’appropriata modalità per ripristinare i disordini locali dei tessuti o le “cisti energetiche”, un “imbrigliamento” cicatriziale o quant’altro, in modo tale da con­sentire il benessere della persona per una ritrovata TENSIGRITÀ. Per un miglio­rato trofismo di ciascun componente tissutale.

Le metodologie più conosciute e applicate a disposizione dell’Osteopata risultano essere comunemente quelle di base relative al campo Biomeccanico.

Si tratta perlopiù di una serie di tecniche da “indurre” su una determinata strut­tura principalmente articolare dopo una determinata “messa in tensione” che può dare luogo a un’azione diretta specifica (es.: Riallineamento/ assestamento/ risiste­mazione mediante tecnica ad alta velocità e bassa ampiezza –trust).

  • Punti “cerniera”
  • Diaframmi
  • Linee di Salute
  • Lemniscate
  • Rotazione Chakras secondari e Primari
  • Schema di nascita
  • Movimenti secondari e adattativi (Biocinetica)
  • Movimento Originale e Fondamentale (Biodinamica)